25 maggio 2008

Pacchetto sicurezza

Qui e qui (click).

14 marzo 2008

Run baby run

Spruzzi di giallo ai piedi degli alberi, mandorli in fiore e cemento: la campagna dalle nostre parti è così. La mente si dilata come un organismo che respira: la primavera è arrivata. Quando finalmente mangeremo fragole e angurie sulle spiagge non faremo in tempo a guardarci indietro che sopravverrà un nuovo settembre. Davvero va tutto così veloce?

26 febbraio 2008

Sottosopra

La principessa riprese le buone vecchie cattive abitudini, sciolse i suoi lunghi capelli e per ogni nodo si arrabbiò col pettine.

22 febbraio 2008

Furry creature

Dalla mia faccia non posso pretendere niente, io che prima di dormire pregavo Dio di farmi diventare il culo come quello di Naomi.

21 febbraio 2008

Sunshine

Ringrazio i registi degli ultimi film visti e i curatori delle colonne sonore. Improvvisamente tutto è ispirazione e un giorno brullo manca alla primavera. Qui l'anno scorso era tutta campagna.

21 gennaio 2008

De gustibus

Che zucchero e zucchero! Nella salsa di pomodoro ci vuole la cipolla: cipolla! Altro che zucchero... lo zucchero caria i denti. Zucchero qua, zucchero là; ma chi ha iniziato a mettere lo zucchero nel caffè? Eh? Chi è stato il primo? Se ti trovo, ti faccio condire anche l'acqua della pasta con lo zucchero. Lo vedi questo? Sai cos'è? Bravo, è caffè... e com'è il caffè? Amaro, sì. Vedi che le sai le cose, mica sei scemo. Come dici? Che non ti piacciono le cose amare? E chi te lo fa fare di berti il caffè? Mia zia novantenne dice che il caffè si beve arraggiat' arraggiat', arrabbiato arrabbiato: bollente, amaro e d'un sorso. Il piacere del caffè sta tutto nel dispiacere delle papille gustative, ma pochi lo capiscono. E via a zuccherare il caffè. Zucchero a destra e a sinistra. Nella salsa, nel caffè, nel mais in scatola. Ma come ve lo devo dire? Lo zucchero caria i denti! E che ci azzecca con la salsa di pomodoro? Prepari il trito di aglio-cipolla-sedano-carota, scaldi l'olio e fai soffriggere con amore, finchè il profumo non si è diffuso in tutta la casa. Aggiungi la passata di pelati e fai restringere e sali e ci aggiungi la fogliolina del basilico e giri col cucchiaione di legno. Prova ad assaggiare, ora. Una punta, solo una punta di cucchiaio: prova. Serve lo zucchero? No, bravissimo. E sai perchè? Perchè se ci metti abbastanza cipolla, l'acidulo della passata si smorza da solo. Non starai mica piangendo! Oh no, è solo la cipolla. Vedi com'è più soave la dolcezza che ci fa venire le lacrime agli occhi?

18 gennaio 2008

Ragnetto e ragnetta

Un ragnetto misurava le dimensioni dello schermo di un computer e con le sue zampine tutt'intorno andava. Un giorno, vide una bella ragnetta e iniziò a fare la ruota come un pavone. La ragnetta, che aveva un debole per i pavoni, s'invaghì del ragnetto. "Vuoi ballare con me?" gli chiese. "Non sono capace" fece il ragnetto. E la ragnetta: "T'insegno io. Poi, sarai tu ad insegnarmi qualcosa di nuovo". Così, la ragnetta prese il ragnetto per le zampine, sorrise e iniziò a muoversi a tempo: "Un-du-tre, un-du-tre, un-du-tre... questo è il waltzer". Ballarono fino a non avere più fiato. Ragnetto si era divertito un sacco ed era felice di avere imparato il waltzer, ma voleva imparare anche altre danze, così chiese a ragnetta di insegnargli anche la quadriglia e il minuetto. "Non posso" rispose ragnetta, con la faccia scura, "So contare solo fino a tre". Improvvisamente gli occhi di ragnetto s'illuminarono: "Allora t'insegnerò a contare, così saremo pari". Ragnetta era sbalordita: "Davvero sai contare?". Ragnetto annuì: "Di mestiere misuro gli oggetti, so contare fino a... infinito!". Non era proprio vero che ragnetto sapesse contare fino a infinito, ma, visto che ragnetta aveva un debole per i pavoni, ogni occasione era buona per pavoneggiarsi e fare la ruota davanti a lei. "Per ora t'insegnerò a contare fino a otto, perchè poi diventa troppo difficile" mentì di nuovo ragnetto, che sapeva contare solo fino a otto, cioè sulle punte delle sue otto zampette di ragno. Ragnetta era entusiasta: sapendo contare fino a otto avrebbe potuto imparare moltissimi nuovi balli, così, in men che non si dica, arrivò al quattro, al cinque, al sei... fino all'otto. "Un-du-tre, quattro, cinque, sei, sette e otto!" proclamava contenta, davanti ad otto granelli di polvere, ad otto formiche che passavano in fila indiana, a tutto ciò che potesse contare, finchè con un sinuoso muovimento si avvicinò alle zampe di ragnetto. "Un-du-tre, quattro, cinque, sei, sette ... otto? Un pavone con otto zampe?". Ragnetto smise improvvisamente di fare la ruota e pavoneggiarsi e disse: "No, sono un comune ragnetto a otto zampe. Ho fatto il pavone per far colpo su di te". Ragnetta diventò rossa di vergogna e scoppiò a piangere: "Buuuuh, non so distinguere un ragno da un pavone! Buuuuh, che stupida che sono!". E ragnetto: "Su, non piangere così. Ora che sai contare fino a otto, puoi distinguere i ragni dai pavoni e tutti gli animali contando le loro zampine. Solo con i millepiedi devi stare attenta, perchè a mille non sei ancora arrivata e, per la verità, non ci sono arrivato neanch'io. Non so contare fino a infinito, ma se vuoi, possiamo imparare insieme". Ragnetta si asciugò le lacrime e disse: "Più numeri impareremo, più balli potremo fare e più animali potremo distinguere contando le loro zampe. Andiamo dal millepiedi a farci insegnare!". Così ragnetto porse la zampetta a ragnetta e, a braccetto, trotterellarono felici verso la tana del millepiedi.