Alle elementari disegnai due alberi.
"Caro vieni da me!", diceva uno.
"Non posso, ho i piedi sottoterra!", rispondeva l'altro.
15 maggio 2009
Le basi
Pubblicato da Salamandra alle 21:59 1 commenti
14 maggio 2009
Il cane
Questa è la storia triste di un cane che non vedeva il proprio guinzaglio e invano girava intorno al palo a cui era legato. A volte si annoiava e iniziava a tirare finchè la tosse non lo soffocava. Un uomo gli portava da bere e da mangiare e in quei momenti il cane era felice. Poi riprendeva a girare in tondo, ignaro della catena. I tempi del recinto erano lontani. Allora sì che il cane si era sentito schiavo, con quella palizzata che gli oscurava l'orizzonte, ma le cose erano cambiate. Adesso il cane dominava tutto con lo sguardo, poteva vedere tutto intorno a sè, tutto tranne la sua catena.
Una volta gli si avvicinò una bambina e lui la sbranò. Riconobbe di avere sbagliato e si disse che era giusto che fosse punito col bastone e col digiuno. Quando la sua pena fu scontata e la sua ciotola riempita, il cane si sentì di nuovo libero, mentre la catena che non poteva vedere gli piagava il collo. La sua vita riprese regolarmente, intorno al palo a cui era legato. Una notte, un uomo incappucciato si avvicinò al cane che dormiva e gli tirò un calcio. Il cane si svegliò con una fitta alle costole, guaendo. Memore della pena scontata per aver sbranato la bambina, si lasciò picchiare senza reagire. Voleva continuare ad essere libero, pensava, non voleva tornare in prigione.
Quella notte il cane morì, convinto di aver difeso la propria libertà.
E questa è la storia triste di un cane che non vedeva il proprio guinzaglio.
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2 maggio 2009
Breve storia da nulla
Pensavo di essere pessimista, poi ho trovato un test sul giornale. Diceva che per sapere se si è ottimisti o pessimisti bisogna andare allo specchio e guardarsi gli angoli della bocca. Angoli in su: sei ottimista. Angoli in giù: giassai. Non barare è fondamentale. Io pensavo di essere pessimista e invece ho gli angoli in su. In un attimo ho ricevuto il nullaosta a sorridere.
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15 aprile 2009
April
Tra chi parte e chi resta, siamo di quelli che restano sempre, e guardiamo andar via l'ennesimo treno stracolmo. Varia umanità sfila di finestrino in finestrino, una luce giallognola illumina le aspettative di tutta questa gente. Il ragazzo con le croste in faccia è sempre in stazione, ci passa le giornate intere. Chiede spiccioli, entra ed esce dal bagno, si guarda intorno aspettando, forse, clienti. Al mattino anche noi prendiamo il treno, ma per fare un volo di gallina. Pochi km sono sufficienti a soddisfare le necessità degli animali da aia. Noi abbiamo l'anello al naso e il giogo sul groppone e siamo quasi contenti così.
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29 marzo 2009
Dissenso
A volte buon senso è un eufemismo per ipocrisia, deposizione delle responsabilità, lassismo. La vergogna è uno strumento di controllo.
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26 marzo 2009
Fattore K
Ho sentito di un signore che era esperto di funghi. Li chiamava "il fungo", come se si trattasse di un unico organismo vivente variamente sparso sulla terra. Ecco, oggi ho avuto "il crampo": un unico, immenso irrigidimento variamente sparso per tutto il tempo in cui ho nuotato. Faremo provviste di K, che da queste parti simboleggia ancora il potassio.
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18 marzo 2009
I cani assassini di Scicli
Che se fossi nella possibilità di farlo, io un paio di quei cani assassini di Scicli, un paio di quelli, lo adotterei. Me li prenderei sottobraccio e andrei in giro a camminare con loro e a farli correre e giocare e darei loro crocchini, acqua e tutto il resto e poi direi: "Vedete i cani assassini di Scicli?". La pena di morte non esiste qui in Italia, ma per i cani assassini di Scicli vale. Ora sì che i tg sono diventati interessanti, tra stupratori rumeni e randagi killer. Che poi i cani assassini di Scicli così randagi neanche erano. Ce l'avevano, diciamo, un "padrone", ma forse sia lui, sia la popolazione del luogo, avevano qualche problema di memoria. Non è che un branco si forma in un giorno. Mentre il branco si stabiliva indisturbato nel territorio, tutti dicevano: "Quale branco?". E il "padrone" diceva: "Quali cani?". Io quei cani li strapperei all'abbandono, alla fame, alla paura dell'uomo e li darei solo ai padroni migliori, in grado di riabilitarli ed occuparsi di loro. Ché per meritarselo, un cane, ciascuno di noi dovrebbe passare test ed esami pratici e teorici, non come quello stronzo del "padrone" dei cani assassini di Scicli, non come una popolazione di irresponsabili pronti a puntare il dito contro un branco di cani che fa ciò che i cani fanno in branco, soprattutto in situazioni di necessità.
Pubblicato da Salamandra alle 08:31 2 commenti